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	<title>petruccifrancesco.it &#187; Fantasy</title>
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	<description>Un blog di un fotografo giornalista dove si parla di fotografia, cinema, poesia e narrativa</description>
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		<title>28 pollici</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Feb 2000 18:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[28 pollici]]></category>
		<category><![CDATA[Bisestile]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Mivar]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Televisore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A quella famiglia speciale che mi fa sentire un membro della stessa dimostrandomi affetto e... <a href="http://petruccifrancesco.it/2000/02/1128-28-pollici/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A quella famiglia speciale che mi fa sentire un membro della stessa dimostrandomi affetto e fiducia in ogni occasione: a Stefano, Loredana, Ilaria e Simone.</em></p>
<p>Le ampie vetrate inondavano di luce il salone, sì che la stanza era tutta un riflesso dorato.</p>
<p>Un&#8217;unica ombra si dondolava al centro del bianco marmoreo pavimento. Il frenetico ansimare di quel bambino perennemente raffreddato era accompagnato dal frusciante scartabellare di fogli e giornali.</p>
<p>La bionda testolina era riversa ciondoloni all&#8217;interno di un cassettone e ogni tanto da questo, come un geyser, un foglio di carta volava nell&#8217;aria, per poi seguire la sua disordinata planata verso terra. Tutt&#8217;intorno cartacce spiegazzate e appallottolate, sterili gomitoli di bianco e nero e qualche vivace arlecchino disegno.</p>
<p>Poi quella sua puerile amabile dislessia: &#8220;Mamma, dov&#8217;è Franchesso coiboi?&#8221;</p>
<p>- &#8220;Cerca bene, dev&#8217;essere là dentro.&#8221;</p>
<p>Intanto la giovane signora entra nella stanza e si avvicina al figlio ormai esausto dalla ricerca. Francesco cow-boy era una foto del baby-sitter del bambino, risalente al primo carnevale che i due avevano passato insieme. Ritraeva il ragazzo vestito da capo a piedi di frange e cuoio, borchie luccicanti e pelle di renna. Un grosso cinturone di sbieco attorno alla vita e l&#8217;imitazione di una scintillante colt nella mano destra.</p>
<p>L&#8217;intenzione del ragazzo, era stata quella di rendere omaggio al piccolo, sono passati tre anni da allora, ché al ritorno dall&#8217;asilo, disteso sul tappeto di casa insieme a Simone, allestiva quasi sempre un fortino e la battaglia che al suo interno poteva svolgersi tra indiani e soldati del settimo cavalleggeri. Quell&#8217;anno Simone si era ovviamente mascherato da pellerossa, con il suo copricapo di fagiano, il coltello appeso alla cintura e l&#8217;ascia di guerra di gomma piuma sempre in mano, o meglio sulla testa di qualche altro bambino.</p>
<p>Francesco, ormai, non c&#8217;era più.</p>
<p>- &#8220;Cerca bene Simone, la casa nasconde ma non ruba!&#8221;</p>
<p>I vacui occhi castani del bambino balzavano desolati sul contenuto del cassettone. Aveva investigato con diligente circospezione tutto il materiale cartaceo e non, ma niente, la foto non si era trovata.</p>
<p>Quella notte si ritrovò di traverso nel letto, avrebbe voluto chiamare il padre, per farsi portare un bicchiere d&#8217;acqua tanta era la sete, ma dei secchi scricchiolii di alberi in frantumi lo avevano fatto desistere e rintanare sotto le coperte, a chiedersi quali orrende creature abitassero mai le tenebre della sua casa.</p>
<p>- &#8220;Dove hai messo lo scontrino della spesa di ieri?&#8221; andava apostrofando l&#8217;indomani la mamma di Simone nei confronti del marito.</p>
<p>- &#8220;É lì sulla mensola della cucina!&#8221;, quasi un eco, proveniente dalla camera da letto, dall&#8217;altra parte della casa.</p>
<p>La mensola della cucina, fosse facile: era una casa moderna, di quelle funzionali con tutto alla portata di mano e praticamente, le mensole avevano sostituito i ripiani o quasi. Poco sopra il lavello c&#8217;era quella dei detersivi, sulla sinistra, sulla destra invece, sfalsata rispetto alla prima spugne, guanti e presine. Sul lato opposto, quindi, partendo in bell&#8217;ordine dall&#8217;alto, quasi tanti gradini di una scala in sezione: i piatti e le porcellane di varie località turistiche; brocchette e mestoli di rame; spezie varie; altre spezie ma dai sapori orientali; biscotti e crackers.</p>
<p>Per l&#8217;affannosa ricerca, la donna si era anche resa conto della necessità di dare una spolverata ad un simile ricovero di sporcizia, ché se già le cucine sono grasse quelle moderne hanno la fastidiosa complicazione di moltiplicare la fatica spacciandola per funzionalità.</p>
<p>Quanta importanza può avere uno scontrino? Quasi nessuna, una volta usciti dal negozio e aver superato il terribile quanto leggendario controllo finanziario del medesimo da parte degli addetti all&#8217;incarico; quasi nessuna importanza per la stragrande maggioranza delle persone. Ma quando tua moglie annota ogni singolo movimento di ciò che è considerato moneta, la questione diventa se non vitale, più che rilevante per la salute dei tuoi nervi. E come se non bastasse, lo scontrino deve indicare in dettaglio le singole voci ed articoli, non ci può essere solo il totale.</p>
<p>- &#8220;Non lo trovooo!!!&#8221; e di rimando: &#8220;Abbi pazienza, prima o poi salta fuori. La casa nasconde ma non ruba!&#8221;</p>
<p>Anche quella notte la serenità del sonno di Simone fu interrotta e spazzata bruscamente via da quei secchi rumori di rami spezzati. Si seguivano a distanza ravvicinata, o comunque il piccolo, rimaneva con gli occhi sbarrati e tratteneva il fiato aspettando il successivo, e quando questo tardava, riprendeva si a respirare ma facendo molta attenzione a non far rumore. Il resto della notte trascorse così, ma almeno aveva individuato la provenienza di quello schioccare di frusta: la sala da pranzo, cosa che lo aveva ancor di più sprofondato in uno stato di reverenziale timore, visto che era la stanza più vicina alla sua cameretta.</p>
<p>Soltanto le prime luci del giorno con il relativo risvegliarsi della casa, nonché dei suoi genitori rassicurarono un po&#8217; Simone, che decise finalmente di scendere dal letto.</p>
<p>Lasciati alle spalle gli incubi della notte a Simone non rimaneva che affrontare la quotidiana realtà di un padre in frettoloso e irritante procinto di uscire per andare a lavorare, che si accorse di lui solo per travolgerlo con la sua possente quanto cavernosa voce: &#8220;Dove hai messo la penna di papà? Quante volte ti ho detto di non usare le mie cose e se proprio non ne puoi fare a meno, di rimetterle al loro posto?&#8221;</p>
<p>Accennando un timido sorriso, incorniciato da due terrificanti occhiaie, Simone pensò bene di ironizzare su quell&#8217;umana disgrazia: &#8220;La casa nasconde ma non ruba!&#8221; veloce quanto dolorosa la reazione del padre, che lo lasciò piangere in mezzo alla stanza e se ne andò sbattendo furiosamente la porta dopo avergli stampato un poderoso ceffone sul viso.</p>
<p>L&#8217;inquietante rumore di quella notte fu più forte del solito, ma questa volta Simone era deciso a risolverne il mistero e in più aveva dalla sua la scimmia di peluche che lo avrebbe difeso da qualsiasi cosa.</p>
<p>Così a piccoli passi nudi sul freddo pavimento si diresse furtivamente verso la sala da pranzo dove ancora non sapeva cosa lo attendeva. Allungò la timida mano verso la porta socchiusa della stanza e quasi questa scottasse la toccò appena per farla scorrere nella penombra.</p>
<p>Nell&#8217;angolo opposto della stanza il Mivar 28 pollici, tv color che il padre aveva occasionalmente comprato giusto la stessa settimana, giaceva sull&#8217;apposito carrello in una tetra scomposta posizione, con il pannello posteriore scoperchiato e riverso a terra. Una verde luminescenza fuoriusciva dall&#8217;apertura inondando con la sua stravagante consistenza l&#8217;angolo più vicino e da questo si rifletteva in tutta la stanza.</p>
<p>Simone mosse altri passi in quella direzione, sempre più timoroso ma convinto allo stesso tempo che Booghy, la sua scimmietta, l&#8217;avrebbe senz&#8217;altro protetto.</p>
<p>Arrivò, infine, dinanzi a quelle disarticolate fauci che vomitavano noncuranti la loro calda essenza. Il bambino pensava che dentro quello scatolone di plastica, dietro il vetro e quindi proprio dove ora stava guardando lui, si nascondessero chissà quale mistura di bottoni e pulsanti colorati e grovigli di fili elettrici, luci e altre meraviglie tecnologiche, ma mai avrebbe pensato di assistere a quello spettacolo. Avvolti nel cuore di quell&#8217;esplosione di luce c&#8217;erano l&#8217;apribottiglie della Peroni, un vecchio quaderno consunto, una pallina di gomma, qualche biscotto, una candela, alcuni braccialetti ed incredibile ma vero, accatastata da una parte, una pila di scontrini della spesa, unti e accartocciati e. quella lì nell&#8217;angolo non era forse la penna di papà? Ma si che lo era. Eppure c&#8217;era qualcosa di strano, oltre naturalmente al fatto che quegli oggetti si trovassero all&#8217;interno del televisore: Simone aveva stentato a riconoscere la penna perché era come se fosse avvolta da una coltre di polvere, il suo colore, all&#8217;interno della luce dava l&#8217;impressione che fosse molto vecchia, mentre quella del padre era lucida e pulita, come del resto tutte le cose che l&#8217;uomo usava per il lavoro. Sembrava come trovarsi di fronte alla vetrina di un negozio di antichità e cianfrusaglie dimenticato dal tempo e dall&#8217;uomo.</p>
<p>Il piccolino si stagliava incredulo dinanzi a quel mistero, penzoloni dalla sua mano, quella di Booghy, come un papà con il proprio figlio. Poi all&#8217;improvviso, mentre credeva di aver scorto la fotografia di Francesco, la luce divenne più densa, colma di un brusio sinistro e il fragore di un fulmine che si abbatte con irruenza su di un albero per schiantarlo calò nel silenzio della casa.</p>
<p>L&#8217;indomani mattina, marito e moglie si alzarono come al solito per affrontare una nuova giornata. Entrando nella cameretta di Simone trovarono le coperte accartocciate in un&#8217;esanime lombrico, ma il bambino non c&#8217;era e neanche in bagno, o in cucina e nel resto della casa.</p>
<p>L&#8217;ultima stanza nella quale andarono a guardare fu la sala da pranzo, ritenendo insolita la presenza del piccolo proprio in quel luogo ed infatti c&#8217;era solamente Booghy, seduta dinanzi al televisore, in attesa dell&#8217;inizio dei programmi del mattino.</p>
<p>La donna raccolse la scimmietta, insieme la portarono sul letto di Simone e guardandosi l&#8217;un l&#8217;altro: &#8220;La casa nasconde ma non ruba!&#8221; scoppiando in un&#8217;aliena risata. Teneramente abbracciati si diressero verso la cucina.
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		<title>Buchi neri</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 1998 18:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quando tutta questa mia sofferenza sia cominciata, da quanto tempo io viva con questo strazio, né tanto meno riesco a ricollegare una prima volta ad uno specifico episodio della mia vita. Mi appare confuso, ripensare a quei giorni in cui mi sentivo bene e la paura di morire ancora non albergava nel mio animo. Ma ormai anche questa è passata ed ha ceduto il passo alla razionalità, alla consapevolezza. Non vivrò ancora per molto, credo ormai che si tratti di poche ore ma non è questo che mi spaventa, piuttosto temo che non sarà una morte serena, sempre che così possa definirsi la morte&#8230; ma che qualcosa di ancor più terrificante mi accompagni fino all&#8217;estremo saluto.</p>
<p>Vi accorgerete della mia assenza, fra un giorno o due e allora verrete qui a cercarmi, non so quale straziante spettacolo sarete costretti a sopportare, né se le vostre stesse vite saranno messe a repentaglio, su questo devo ammettere la mia ignoranza, ma spero che questi miei ultimi scritti possano esservi in qualche modo d&#8217;aiuto o di monito, qualora ci sia ancora del tempo, per voi.</p>
<p>Ricordo comunque che è stato un continuo crescendo di dolore e di panico, un avvicendarsi sempre più breve di spasmi e convulsioni, con la conseguente attesa e bramosia di brevi momenti di quiete, purtroppo sempre più rari e preziosi in questi ultimi giorni. É come se un folle direttore d&#8217;orchestra, dai radi capelli bianco &#8211; grigiastri scompigliati, avesse scatenato tutto il suo estro svuotando le tenebre di una penna su di un pentagramma, in una rapsodia crescente in cui note e pause non esistono più e il vibrante, martellante succedersi delle percussioni culmina nell&#8217;esplosione dei cimbali, che ad opera terminata ancora pervadono l&#8217;aria.</p>
<p>Così, dapprima le fitte erano qualcosa di cui meravigliarsi, tanto che mi chiedevo cosa avessi potuto fare o mangiare da sentirmi male, poi capii che non ero io l&#8217;artefice, ma solo uno strumento, un mezzo e come tale adoperato. Quella che mi assaliva, era una morsa che aggrediva in un&#8217;unica fascia tutte le mie interiora, da fianco a fianco, senza nulla risparmiarmi. Sentivo i miei organi contorcersi, gridare e soffocare e io con loro, poiché il respiro mi mancava, quasi che l&#8217;aria da me boccheggiata, fosse satura di gas.</p>
<p>I dottori non riuscivano ad aiutarmi, il più delle volte nemmeno mi capivano, qualsiasi cura risultava vana e dispendiosa, ma soprattutto mi faceva dubitare della scienza. Quando mi proposero di fare lastre ed esami più specifici mi rifiutai proprio per questa mia sfiducia, ma soprattutto perché già avevo capito cosa mi era successo e non volevo essere sfruttato e mantenuto in vita quale cavia per esperimenti e studi scientifici.</p>
<p>La risposta alle domande rivolte alla medicina era cresciuta in me insieme al dolore e di questo stesso e non del mio intuito, frutto. Un morbo o un qualche virus alieno era riuscito ad entrare nel mio organismo, tramite le vie respiratorie o una puntura d&#8217;insetto o chessò. L&#8217;importante, o meglio la cosa più drammatica è che quest&#8217;essere mi aveva scelto quale sua dimora. Come un paguro che adatta lentamente la conchiglia a sé, man mano che cresce, così io venivo adattato alle esigenze del mio sgradevole ospite. Sgradevole non solo perché indesiderato, chi mai potrebbe volere la propria fine e in un modo così cruento, ma anche perché sapevo quale era il suo aspetto.</p>
<p>Non l&#8217;avevo mai visto, e mai lo vedrò, se non quando mi avrà totalmente consumato e uscirà dalle mie viscere, facendosi strada squarciandomi l&#8217;addome. Ripeto, pur non avendolo mai visto, posso per certo dire che la sua schiena è irta di terrificanti aculei, al posto degli arti delle enormi chele dentate, la testa e il corpo sono un tutt&#8217;uno, una pallottola nauseabonda, su cui si aprono da parte a parte voraci e fameliche fauci, da cui partono tentacoli nodosi che hanno funzione visiva e uditiva. Sul colore non posso giurare, ma io lo vedo nero come la notte in cui vive e rosso come il sangue di cui si nutre. E il sangue che ha alimentato simile abominio è il mio&#8230;</p>
<p>Non so se sia proprio della sua natura, forse si nutre di tutto quello che gli capita, ma ha iniziato con dei piccoli morsi al mio fegato, ne strappava dei pezzettini, tanto per gradire e lì è iniziato il mio calvario. Forse se fosse stato già più grande, almeno quanto lo è ora, si perché il bastardo cresce, il mio supplizio non sarebbe stato tanto lungo, credo che il mio organismo non avrebbe resistito ad essere spazzato, o meglio spazzolato via in un solo boccone. Invece no, lui era una piccola tenera canaglia e piccoli e teneri i pezzettini della mia pancia che andavano a riempire la sua, Dio il sangue che ho sputato in quei giorni!</p>
<p>Ho cominciato ad avere paura quando ho pensato che presto sarebbe finita, cioè che presto non avrebbe più potuto dilettarsi del mio intestino, né il suo viscido e squamoso corpo si sarebbe più imbrattato con i miei succhi gastrici, presto io avrei finito le scorte e allora, cosa sarebbe stato di me? Avrebbe cominciato a mangiare le mie carni, magari una fetta di culo vicino all&#8217;osso o avrebbe preferito qualche costarella? Il dolore di cui sovente mi lamentavo sarebbe stata un&#8217;inezia, in confronto a quello che avrei provato, e infatti fu così&#8230; solo che smise di divorarmi. Semplicemente, almeno per come la vedo io, si mise a spingere la sua schiena contro l&#8217;interno della mia pancia, e io sentivo quegli aculei trafiggermi e uccidermi. Ma la carogna è furba, non poteva uccidermi, chi altri gli avrebbe procurato da mangiare, se io fossi morto?</p>
<p>E infatti, ogni volta che lui mi stuzzicava, io fagocitavo quantità enormi di cibarie, per placare più la sua che la mia fame, ero diventato anche stitico, tanto che non avevo più organi per la digestione né niente di quello che finiva nel mio corpo era per la mia digestione. Credo che il mio sbaglio più grande sia stato quello di assecondarlo, era troppo piccolo, forse, per poter uscire dal mio corpo e comunque sia, anche riuscendoci, dove si sarebbe nascosto, una volta fuori. Un po&#8217; più grande di un gatto non sarebbe di certo passato inosservato, e anche se terribile dentro di me, nel mondo sarebbe diventato preda a sua volta. Nutrendolo ho contribuito alla sua crescita, rendendolo un pericolo per chi lo incontrerà. Per questo vi chiedo scusa, ma avevo altra scelta, cosa dovevo fare, uccidermi? E se avessi fallito, o più semplicemente mi fossi sbagliato sul suo conto? Se lui non aspettava altro che io mi squarciassi da solo il ventre, così da renderlo libero di scorrazzare per il nostro mondo?</p>
<p>Oh mio Dio, un&#8217;altra fitta, se avessi ancora le budella giurerei che qualcosa o qualcuno, e io so chi, le stia dilaniando e contorcendo. No, credo di aver capito, è giunta la mia ora, il dolore che sento, le mie carni: sta per uscire, vedrò l&#8217;orrore che è in me&#8230; <em>Due giorni dopo sfondarono la porta, i vicini di casa, preoccupati per la sua salute, avevano avvisato le forze dell&#8217;ordine. Lo trovarono seduto ad uno scrittoio, la testa china in una pozza di sangue rappreso, il corpo livido di un fetore nauseabondo. Dall&#8217;autopsia risultò che una massa tumorale l&#8217;aveva divorato dall&#8217;interno, le metastasi erano sparse per tutto il suo corpo. </em>
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