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	<title>petruccifrancesco.it &#187; Anteprima</title>
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	<description>Un blog di un fotografo giornalista dove si parla di fotografia, cinema, poesia e narrativa</description>
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		<title>L&#8217;impermeabile e adamitico Bond: la recensione in anteprima di Quantum of Solace</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 02:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci voleva sicuramente un personaggio di forte richiamo per uscire fuori di casa quando la Roma si giocava il tutto per tutto in Champion&#8217;s League contro il Chelsea, dopo una serie di disastrose sconfitte inanellate una appresso all&#8217;altra e per di più con la pioggia che imperversava impietosa nelle strade della capitale, ululante e graffiante, fredda e pungente.</p>
<p><a href="http://www.screenweek.it/film/611-Quantum-of-Solace/poster/25507" class="embed-screenweek"><img alt="Quantum of Solace Poster Italia" src="http://static.screenweek.it/2008/11/5/Quantum-of-Solace-Poster-Italia_mid.jpg" width=500"/></a></p>
<p>Ci voleva sicuramente <strong>James Bond</strong> e non uno a caso, non uno di quelli del passato &#8211; a cui nulla va tolto e sempre è da riconoscere lo scettro che loro spetta di diritto &#8211; ma serviva un figlio dei tempi moderni capace di ridar luce, splendore e fasto all&#8217;agente segreto più amato di tutti i tempi, lo 007 britannico che ha il volto di <a href="http://www.screenweek.it/star/1560-Daniel-Craig">Daniel Craig</a>.</p>
<p>Dopo la convincente prova ottenuta in <a href="http://www.screenweek.it/film/6071-Casino-Royale">Casino Royale</a> era inevitabile che ci fosse così tanta attesa per l&#8217;arrivo di <a href="http://www.screenweek.it/film/611-Quantum-of-Solace">Quantum of Solace</a>, unico nel suo genere perché vero e proprio sequel del precedente episodio, distanziandosi da questo in linea temporale e narrativa, di solo un&#8217;ora.</p>
<p>Ma il freddo e la pioggia sono forse penetrati più a fondo di quanto non pensassi e le poltrone del cinema erano troppo scomode perché riuscissi a trovare sul grande schermo, le luci che aspettavo mi abbagliassero: si inizia con un inseguimento che viene preso molto alla lontana prima di catapultarci nel vivo dell&#8217;azione, nel rombo dei motori e nei ridotti rapporti che si susseguono a giri forzati. Dal silenzio di una panoramica sempre più stretta, allo stridore degli pneumatici su un asfalto italiano &#8211; testimone dei gravi incidenti occorsi agli stuntmen durante le riprese del film &#8211; rappresentato da una &#8220;campagnola&#8221; dei <a href="http://www.carabinieri.it/">Carabinieri</a>, subito preda di un tragico epilogo (per inciso le nostre sirene non sono quelle che si sentono nella pellicola, ma evidentemente faceva più <em>internetional</em>).</p>
<p>Qualcosa deve essere andato storto sin da subito nel lavoro di <a href="http://www.screenweek.it/star/5704-Marc-Forster">Marc Forster</a> perché lo stesso inseguimento era difettoso, mancava di grip, di quel quid che gli desse la marcia in più. Lo sdoppiamento delle camere per offrire un punto di vista più ampio e che non fosse ripetitivo, è risultato essere troppo frammentato e dispersivo e i titoli di testa che da sempre sono un marchio di fabbrica, una certezza, fanno un passo indietro rispetto a tutti i precedenti, non da ultimo quelli di <strong>Casino Royale</strong> che sembrava aver trovato il giusto nesso di continuità con il passato, per trasportarci di peso al presente.</p>
<p>La sensazione di annebbiamento è piuttosto continua, presente anche nella lunga scena sui tetti di Siena &#8211; altri incidenti durante le riprese &#8211; e il film è lì lì che vuole partire, che cerca di dirci la sua, ma è come se stentasse, arranca, scivola e non riesce a trovare la nota giusta. Gli manca la storia! Già, un qualcosa da dire, eppure si basava su un forte movente, quello della vendetta, della cieca e assoluta devozione alla causa da parte di <strong>James Bond</strong>, ovvero trovare qualcuno che pagasse per la morte di <strong>Vesper Lynn</strong> alias <a href="http://www.screenweek.it/star/1645-Eva-Green">Eva Green</a>. Ritorna <a href="http://www.screenweek.it/star/3023-Giancarlo-Giannini">Giancarlo Giannini </a>nel ruolo di <strong>Mathìs</strong>, sì, proprio lui, che lo <strong>007</strong> tutto d&#8217;un pezzo aveva consegnato all&#8217;<strong>MI6</strong> senza battere ciglio, ma neanche il nostro pezzo da novanta ha modo di inebriarci con il suo talento, che il suo è solo un breve passaggio.</p>
<p>Allora uno si aspetta che sia la bond girl di turno, la bellissima <a href="http://www.screenweek.it/star/1867-Olga-Kurylenko">Olga Kurilenko</a> (<strong>Camille</strong>) ad avere il compito di stregarci ed ammaliarci. Chissà, magari lei ci sarebbe riuscita se le fosse stato dato tempo e modo, ma quello sembra essere proprio mancato a tutto l&#8217;insieme. Ed effettivamente un&#8217;ora e tre quarti sembrano un po&#8217; pochini per provare ad incollarci alla poltrona e affascinarci con un pacchetto, che ha già tutto pronto e alla fine non abbisognava di chissà quali correzioni al tiro.</p>
<p>Quasi inutile l&#8217;omaggio che <a href="http://www.screenweek.it/star/8264-Gemma-Arterton">Gemma Arterton</a> è chiamata ad impersonare: la sua è una versione assolutamente non celata di <a href="http://www.screenweek.it/star/18789-Shirley-Eaton">Shirley Eaton</a> in <a href="http://www.screenweek.it/film/10691-Agente-007-Missione-Goldfinger">Missione Goldfinger</a>, ma lì dove c&#8217;era oro e luccichio, trovano posto solo ombre e buio. Come quelli che ha lasciato in me la visione di <strong>Quantum of Solace</strong>, un film che tanto aspettavo, ma che mi ha lasciato con un profondo senso di vuoto addosso. Sicuramente da rivedere, con calma e senza l&#8217;ansia da prestazione!
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		<title>L&#8217;amore ai tempi di Wall-E: recensione in anteprima</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/10/652-lamore-ai-tempi-di-wall-e-recensione-in-anteprima/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 10:05:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amore può essere un gesto, un suono, una parola. Può essere un profumo, un ricordo, una canzone. Tutto quello che è capace di metterti nel <em>the right moood</em> e che sappia quindi elevarti ad uno stato febbrile tanto da sentirti divino sulla terra, merita quindi il rispetto e la classificazione di messaggero, mediatore&#8230; se vogliamo di Cupido privato. Il nuovo capolavoro Pixar, <a href="http://www.screenweek.it/film/2531-Wall-E">Wall-E</a>, è tutto questo.</p>
<p><a href="http://www.screenweek.it/film/2531-Wall-E/poster/21789" class="embed-screenweek"><img alt="Wall-E Poster Italia" src="http://static.screenweek.it/2008/10/14/Wall-E-Poster-Italia_mid.jpg" width="500"/></a></p>
<p>Tra grattacieli di rifiuti che lui stesso erige, emulo dell&#8217;arte e della maestria umana, con la sola compagnia di un piccolo insetto, <strong>Wall-E</strong> (Waste Allocation Load Lifter Earth-Class) è da 700 anni che mantiene fede alla parola data, al patto stretto con gli esseri umani. Non importa che lui sia un robot programmato per ripulire la Terra dai disastri ambientali commessi dall&#8217;uomo, fuggito nel frattempo con la speranza di fare prima o poi ritorno. Perché non è quello che facciamo che ci qualifica, ma come lo facciamo.</p>
<p>Nei suoi 700 anni di solitudine e di lavoro incessante, <strong>Wall-E</strong> ha scoperto il gusto della sopravvivenza &#8211; tutti i suoi simili hanno cessato semplicemente di funzionare e da loro trae fonte inesauribile di pezzi di ricambio &#8211; e forgiato da una videocassetta di <a href="http://www.screenweek.it/film/9957-Hello-Dolly">Hello Dolly</a> &#8211; unico contatto con i suoi stessi creatori &#8211; impara cosa sia l&#8217;amore, la musica e la potenza di semplici gesti, come due mani che si sfiorano e si offrono riparo l&#8217;un l&#8217;altra.</p>
<p>Dal cielo verrà poi <strong>Eve</strong>, robot sonda elegante e sinuoso, che farà battere il cuore di <strong>Wall-E</strong> fatto di circuiti, fili elettrici e bulloni. E se lei ha una missione che ciecamente e fedelmente porterà avanti, lui saprà starle accanto in ogni momento, proprio come la sua evoluzione solitaria gli ha insegnato sia giusto fare.</p>
<p>Se spesso ci lamentiamo dei dialoghi poco profondi o banali che accompagnano momenti di cinema non altrettanto all&#8217;altezza del tempo che dedichiamo ad una singola pellicola, una standing ovation è da dedicare al regista <a href="Andrew Stanton">Andrew Stanton</a>, che per tre quarti d&#8217;ora buoni riesce ad incantarci con musiche, immagini e poesia che nulla hanno a che vedere con le parole, tanto che i due automi, ne pronunciano solo due in tutto questo lasso di tempo: i loro rispettivi nomi e &#8220;direttiva&#8221;, quella appunto cui sono stati assegnati dai loro creatori.</p>
<p>Celebre omaggio ai film muti di <a href="http://www.screenweek.it/star/3485-Buster-Keaton">Buster Keaton</a> o di <a href="http://www.screenweek.it/film/17009-Nosferatu-principe-della-notte">Nosferatu</a>, come è già, <a href="http://www.screenweek.it/film/2531/recensioni/74">non a caso, stato detto</a>, ma non mancano i raffronti con <a href="http://www.screenweek.it/film/8910-2001-Odissea-nello-spazio">2001 &#8211; Odissea nello spazio</a> e il più ovvio <a href="http://www.screenweek.it/film/2688-Corto-circuito">Corto Circuito</a>, di cui <strong>Wall-E</strong> è la fedele riproduzione animata.</p>
<p>I dialoghi arrivano quando ci sarà il contatto con gli umani, ormai del tutto asserviti all&#8217;uso delle macchine e senza di esse incapaci di muoversi, pensare, nutrirsi e via dicendo, assuefatti a secoli di fuga e dipendenza diventata ormai simbiotica, tanto da dettare un&#8217;involuzione della specie che tanto somiglia a quella degli invertebrati nei quali rischiano di trasformarsi.</p>
<p>Ma se le macchine hanno reso schiavi gli uomini delle comodità e degli agi, le stesse macchine saranno la scintilla capace di offrire nuovamente la speranza, vuoi come vita sulla Terra, vuoi con l&#8217;esempio di rettitudine e sacrificio che <strong>Wall-E</strong> incarna nell&#8217;atto supremo di proteggere <strong>Eve</strong>.</p>
<p>Capace di commuovere, di stregare, di strappare quell&#8217;applauso sincero, onesto e spontaneo che puerile parte dal cuore a mo di sfogo dopo i momenti di tensione. Sarà allo stesso modo capace di vincere l&#8217;ambito Oscar come miglior film che al momento merita ampiamente? Spero di sì e se ciò non dovesse essere, vorrei poter ammirare la pellicola che sappia strappargli di diritto e di merito il titolo di miglior film dell&#8217;anno.</p>
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		<title>Pink road movie con qualche sbandata: la recensione di Quel che resta di mio marito</title>
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		<comments>http://petruccifrancesco.it/2008/10/649-pink-road-movie-con-qualche-sbandata-la-recensione-in-anteprima-di-quel-che-resta-di-mio-marito/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 00:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Joan Allen]]></category>
		<category><![CDATA[Kathy Bates]]></category>
		<category><![CDATA[Road Movie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Prendete un regista al suo debutto, Christopher Rowley, ancora fresco di scuola e infarcito... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/10/649-pink-road-movie-con-qualche-sbandata-la-recensione-in-anteprima-di-quel-che-resta-di-mio-marito/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendete un regista al suo debutto, <a href="http://www.screenweek.it/star/12152-Christopher-Rowley">Christopher Rowley</a>, ancora fresco di scuola e infarcito delle ultime lezioni impartite. Dategli un soggetto classico, ma sempre affascinante come un <em>road movie</em>, che ha dalla sua tutto il potenziale rombante di quel che cela un cofano tirato a lucido. Condite il tutto con tre perle di bravura tutte al femminile come <a href="http://www.screenweek.it/star/3084-Joan-Allen">Joan Allen</a>, <a href="http://www.screenweek.it/star/1702-Jessica-Phyllis-Lange">Jessica Phyllis Lange</a> e <a href="http://www.screenweek.it/star/1584-Kathy-Bates">Kathy Bates</a>. Agitate un poco e otterrete <a href="http://www.screenweek.it/film/7511-Quel-che-resta-di-mio-marito">Quel che resta di mio marito</a>.</p>
<p><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/7511-Quel-che-resta-di-mio-marito/poster/21669"><img src="http://static.screenweek.it/2008/10/13/Quel-che-resta-di-mio-marito-Poster-ITalia.jpg" alt="Quel che resta di mio marito Poster ITalia" width="500"/></a></p>
<p>Distribuita dalla <a href="http://www.screenweek.it/tag/Teodora%20Film/distribuzioni">Teodora Film</a>, la pellicola incanta e maliziosamente è capace di attrarre lo spettatore nella semplicissima vicenda che viene offerta, nuda e cruda, senza fronzoli: il marito di Arvilla (<strong>Lange</strong>) è morto da poco e lei si ritrova da sola e oppressa dalle richieste della figliastra, che vuole indietro le ceneri del padre, ricattando la matrigna e minacciandola con l&#8217;espropriazione della casa.</p>
<p>Nel tentativo di mantenere fede alla promessa fatta al defunto marito, ovvero quello di spargere le proprie ceneri, la donna si metterà in viaggio con le sue più care amiche, Carol (<strong>Allen</strong>) e Margene (<strong>Bates</strong>). Un trio affiatato ed esplosivo a bordo di una cadillac sugli sterminati orizzonti che offrono le strade statunitensi, pronto ad affrontare qualsiasi disavventura e imprevisto si pari loro dinanzi, nonostante le non poche differenze e diffidenze che emergeranno pian piano, ma che verranno spazzate via da una folata forte come l&#8217;amicizia.</p>
<p>La <strong>Bates</strong> è vulcanica ed effervescente, avvolgente nella sua sfrontata simpatia. Estremo opposto nel personaggio quello della fervente e castigata <strong>Allen</strong>, brava ed emarginata troppo spesso nel panorama cinematografico e quindi poco valorizzata. Sopra le righe <strong>Jessica Lange</strong>, vibrante e commovente.</p>
<p>Stonano solamente alcune scelte stilistiche e la presciolosità dimostrata nel non sfruttare a pieno alcune occasioni degne di una carrellata in più e del giusto momento di silenzio per poter apprezzare il tutto, come alcuni paesaggi mozzafiato, che invece che fungere da cornice, quasi neppure si notano.
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		<title>Da prendere a piccole dosi: la recensione in anteprima di No problem</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/10/594-da-prendere-a-piccole-dosi-la-recensione-in-anteprima-di-no-problem/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 12:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Rubini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Uscirà il 10 ottobre No Problem, commedia di e con Vincenzo Salemme, affiancato sul grande... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/10/594-da-prendere-a-piccole-dosi-la-recensione-in-anteprima-di-no-problem/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uscirà il 10 ottobre <a href="http://www.screenweek.it/film/17109-No-problem">No Problem</a>, commedia di e con <a href="http://www.screenweek.it/star/8973-Vincenzo-Salemme">Vincenzo Salemme</a>, affiancato sul grande schermo da <a href="http://www.screenweek.it/star/8399-Sergio-Rubini">Sergio Rubini</a> e <a href="http://www.screenweek.it/star/14037-Giorgio-Panariello">Giorgio Panariello</a> che vanno a comporre un trio &#8211; non per forza di cose unito e all&#8217;unisono &#8211; capace di regalare ottimi momenti di comicità.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/17109-No-problem/poster/20239"><img class="aligncenter" src="http://static.screenweek.it/2008/9/24/No-Problem-Poster-Italia_mid.jpg" alt="No Problem Poster Italia" width="500"/></a></p>
<p>La pellicola della <a href="http://www.screenweek.it/tag/Medusa/distribuzioni">Medusa</a> propone una storia dall&#8217;intreccio abbastanza chiaro, seppur lo voglia mascherare con fronzoli e camuffamenti complicati che si potevano evitare benissimo: Arturo (<strong>Salemme</strong>) è un attore di una fiction televisiva e rischia di essere schiacciato dalla bravura di Federico, un giovane bambino che ha un notevole talento, al pari della sua antipatia; Enrico (<strong>Rubini</strong>) è il bizzarro agente che cerca di fare di tutto per salvare il proprio conto in banca e di conseguenza quello del suo assistito, tanto da voler approfittare della strana situazione che vede Mirko (<strong>Leonardo Bertuccelli</strong>) sostituire la figura paterna con quella dell&#8217;attore.</p>
<p>L&#8217;accoppiata <strong>Salemme</strong> &#8211; <strong>Rubini</strong> risulta riuscitissima per la goffaggine di quest&#8217;ultimo nell&#8217;utilizzo della lingua italiana, storpiata in mille occasioni con parole che stonano e puntualmente corretto dal primo, ma a lungo andare il personaggio di <strong>Enrico Pignataro</strong> diventa un cliché di se stesso e finisce con lo stancare.</p>
<p>Allo stesso modo il salvagente della pazzia, che caratterizza <strong>Panariello</strong>, viene fin troppo abusata nel film, che riduce il nostro a un mondo di matti in circolazione, presunti o fittizi che siano: la presenza dei due gemelli (<strong>Fabrizio e Francesco Ceccarelli</strong> è a dir poco inutile e troppo abusata nel panorama cinematografico recente. Ridondante e noiosa! Lo stesso <strong>Panariello</strong>, seppur riesca a far sorridere in un paio di occasioni, risulta forzato e fine a se stesso, nonostante gli si sia provato a dare una collocazione essenziale.</p>
<p>Il bambino ha, nonostante il trauma subito, il richiamo ad una follia, così come la madre e le sue escandescenze mai misurate; i padroni di casa e i nipoti si allineano su questa stessa corrente e quello che ne esce risulta offuscato da un velo di superficialità: ricorrere alla follia o alla &#8220;stramberia&#8221; è un po&#8217; un mezzuccio come l&#8217;erotismo utilizzato da quei pubblicitari, che preferiscono mettere un po&#8217; di curve al punto giusto, piuttosto che strabiliarci con estro e creatività.</p>
<p>Consigliato per una visione casalinga&#8230;
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		<title>Elegantemente fresco: la recensione in anteprima di Agente Smart &#8211; Casino Totale</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/07/613-elegantemente-fresco-la-recensione-in-anteprima-di-agente-smart-casino-totale/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 14:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Uscirà il 9 luglio Agente Smart - Casino Totale, la simpatica e divertente commedia di... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/07/613-elegantemente-fresco-la-recensione-in-anteprima-di-agente-smart-casino-totale/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/7505-Agente-Smart-Casino-totale/poster/8279"><img src="http://static.screenweek.it/2008/7/4/Agente-Smart-Casino-Totale-Poster-Italia.jpg" alt="Agente Smart Casino Totale Poster Italia" width="500"/></a></p>
<p>Uscirà il 9 luglio <a href="http://www.screenweek.it/film/7505-Agente-Smart-Casino-totale">Agente Smart &#8211; Casino Totale</a>, la simpatica e divertente commedia di <a href="http://www.screenweek.it/star/3286-Peter-Segal">Peter Segal</a>, che si è potuto avvalere di un personaggio dirompente quale <a href="http://www.screenweek.it/star/1615-Steve-Carell">Steve Carell</a> al massimo della sua forma, accompagnato e coadiuvato dalla splendida<a href="http://www.screenweek.it/star/1447-Anne-Hathaway"> Anne Hathaway</a>.</p>
<p>Maxwell Smart (<strong>Carell</strong>) lavora da anni per un&#8217;agenzia di spionaggio, la Control e da sempre sogna di diventare un agente operativo. Confinato da sempre &#8220;dietro ad una scrivania&#8221; è il miglior analista della stessa, ma per raggiungere il suo obiettivo, è riuscito a perdere anche i numerosi chili in eccesso che lo ostacolavano.</p>
<p>Il suo sogno però si avvera solo in concomitanza con terribili circostanze: la sua agenzia è stata presa di mira dai nemici di sempre, quelli di Kaos, che sono riusciti a penetrare nel sistema e a rubare i dati che permetteranno loro di far fuori tutti gli agenti. Quindi solo lui e l&#8217;Agente 99 (<strong>Hathaway</strong>), che si è da poco sottoposta d un intervento di chirurgia estetica, possono infiltrarsi e capire i pericolosi piani dei rivali.</p>
<p>Azione e avventura completamente permeati da un profondo senso dello humour. Non si scade mai sul volgare, le batture sono sempre riuscitissime e messe al punto giusto, le espressioni facciali di <strong>Carell</strong> sono quanto di più genuino si possa immaginare, si torna un po&#8217; ad <a href="http://www.screenweek.it/film/2748-Una-settimana-da-Dio">Una settimana da Dio</a>, quando il suo ruolo era marginale, rispetto al deludente sequel <a href="http://www.screenweek.it/film/2555-Unimpresa-da-Dio">Un&#8217;impresa da Dio</a>.</p>
<p>Il tutto è incastrato perfettamente, c&#8217;è quel minimo di suspense che non guasta mai, anche se in un film dai toni leggeri come questo, non è che sia così forte la sua presenza; l&#8217;azione non manca e da quell&#8217;impronta giusta che non fa sentire le due ore, rese ancor più leggere e affrontabili senza pensieri, da un umorismo senza pari, che arriva sempre quando meno te lo aspetti.</p>
<p>Ci si poteva aspettare una pellicola &#8220;demenziale&#8221;, con quell&#8217;ironia che a lungo andare stanca e risulta fastidiosa, invece non è così. E&#8217; un film che si prende in giro da solo e che ribalta i canoni tipici dei film di spionaggio e con gli agenti segreti, tanto che all&#8217;interno di Kaos, il capo è sì circondato dai soliti tirapiedi inetti, ma questi hanno alla fine di tutto, il loro giusto ruolo e la meritata presenza.
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		<title>Benvenuti nel regno di Fantàsia: la recensione in anteprima di Hellboy &#8211; The Golden Army</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 15:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La prima cosa che pensi vedendo Hellboy - The Golden Army è che sicuramente, Guillermo... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/07/616-benvenuti-nel-regno-di-fantasia-la-recensione-in-anteprima-di-hellboy-the-golden-army/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/485-Hellboy-The-Golden-Army/poster/3852" class="embed-screenweek"><img alt="Hellboy The Golden Army Ron Perlman Hellboy" src="http://static.screenweek.it/2008/6/13/Hellboy-The-Golden-Army-Ron-Perlman-Hellboy_mid.jpg" width="500"/></a></p>
<p>La prima cosa che pensi vedendo <a href="http://www.screenweek.it/film/485-Hellboy-The-Golden-Army">Hellboy &#8211; The Golden Army</a> è che sicuramente, <a href="http://www.screenweek.it/star/1823-Guillermo-del-Toro">Guillermo Del Toro</a>, <a href="http://www.screenweek.it/star/1650-Ron-Francis-Perlman">Ron Perlman</a>, <a href="http://www.screenweek.it/star/2193-Selma-Blair">Selma Blair</a>, <a href="http://www.screenweek.it/star/7919-Doug-Jones">Doug Jones</a> e <a href="http://www.screenweek.it/star/3771-Luke-Goss">Luke Goss</a> si sono sicuramente divertiti con i loro personaggi e con tutto il film in sé. E non potrebbe essere altrimenti.</p>
<p>Ma procediamo con ordine. Sequel forse non tanto atteso, considerando come era andato il precedente <a href="http://www.screenweek.it/film/1517-Hellboy">Hellboy</a> e senza dimenticare la decisione da parte della <strong>Sony</strong> di non rinnovare il progetto, passato così nelle mani della <strong>Universal</strong>. Forse si pagava lo scotto di un personaggio che non rientra nel novero dei più conosciuti e che quindi doveva pagare il dovuto scotto rispetto ad altri <a href="http://cinecomics.screenweek.it/">cinecomics</a>, sicuramente più abbordabili dai più.</p>
<p>Brava la <strong>Universal Pictures</strong> e bravo a <strong>Del Toro</strong> che hanno continuato a guardare in una direzione; meta comunque ancora non raggiunta considerando il <a href="http://www.screenweek.it/film/8179-Hellboy-III">terzo capitolo</a> che dovrà purtroppo o per fortuna (dipende dai casi) aspettare l&#8217;uscita de <a href="http://www.screenweek.it/film/2494-The-Hobbit">Lo Hobbit</a>.</p>
<p>Per chi non avesse visto il primo capitolo niente paura, tralasciando tutti &#8220;gli orpelli&#8221; della trama, quel che conta è riassunto brevissimamente nelle battute iniziali, un po&#8217; come è accaduto per <a href="http://www.screenweek.it/film/375-Lincredibile-Hulk">L&#8217;incredibile Hulk</a> e quelle nozioni che servono a capire chi ci troviamo dinanzi, sono pratica archiviata. Ma il vero spettacolo comincia sin dalle battute iniziali, quando ad un &#8220;giovane diavolo&#8221; vengono raccontate storie prima di dormire e il mondo di elfi, troll e umani in cui si viene catapultati, lascia ben sperare per progetti futuri.</p>
<p>Ma non si tratta di favole o fiabe per bambini, la realtà nasconde la verità, che si cela negli angoli non poi così bui del nostro mondo, ma ben presto i due universi, che non sono affatto paralleli, ma così saldi ed intrecciati tra di loro, sono chiamati a convivere apertamente e pubblicamente. Con i disagi del caso.</p>
<p>Effetti speciali e dovizia dei particolari che meritano il giusto plauso, soprattutto se si pensa alla molteplicità delle creature e alla non omogeneità che di solito viene supportata dalla computer grafica. La regia è straordinaria e gli attori sanno fare la loro parte, sapientemente e oltre al semplice diligentemente.</p>
<p>Le scene preferite Quella dell&#8217;elementale e ovviamente lo scontro finale &#8211; e gli amanti dei duelli non si possono lamentare perché in questa pellicola ce ne sono davvero tanti &#8211; con ovviamente il classico portone spalancato. Non poteva però essere altrimenti, considerando il già annunciato terzo capitolo&#8230;
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		<title>Hulk è incredibile davvero e spacca sul serio: la recensione in anteprima</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/06/618-hulk-e-incredibile-davvero-e-spacca-sul-serio-la-recensione-in-anteprima/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 22:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="embed-screenweek" href="http://www.screenweek.it/film/375-Lincredibile-Hulk/poster/2895"><img src="http://static.screenweek.it/2008/6/9/Poster_Italia_mid.jpg" alt="Incredibile Hulk Poster Verticale Italia" width="500"/></a></p>
<p>Ci sono voluti cinque anni di lunga attesa e di una cocente sconfitta, ma alla fine, il giusto lustro è stato dato a<a href="http://www.screenweek.it/film/375-Lincredibile-Hulk"> L&#8217;incredibile Hulk</a>. Via, dimentichiamoci <a href="http://www.screenweek.it/film/3020-Hulk">del clamoroso insuccesso</a> ad opera di <a href="http://www.screenweek.it/star/3920-Ang-Lee">Ang Lee</a>, applichiamo anche noi, come i romani di cui siamo discendenti e lontani parenti, la <em>damnatio memoriae</em> e confiniamo all&#8217;oblio quella pellicola. Quale? Appunto!</p>
<p>Cosa serve per fare un film del genere ben riuscito? Ovviamente un primo disastroso tentativo, perché da quelle ceneri si può andare avanti, facendo gioca forza e saltando tutta l&#8217;introduzione classica di un nuovo personaggio, che invece è già presente nella nostra memoria. Ma se si deve dimenticare tutto, allora non si può sfruttare neanche questo scivolo di sicurezza, quindi? Semplice ed efficace: titoli iniziali in rapida successione che fanno intuire e presentano tutta la genesi, o almeno i punti salienti e quelli che servono a costruire la cornice, poi i restanti tasselli del puzzle verranno adagiati pian pianino in modo egregio.</p>
<p>Chapeau <a href="http://www.screenweek.it/star/7916-Louis-Leterrier">Louis Leterrier</a>. Traduco per i non francofili: tanto di cappello signor regista! Cosa si può volere di più dalla vita? Magari un <a href="http://www.hulkblog.it/post/2008/05/le-origini-di-capitan-america-ne-lincredibile-hulk">cameo con Capitan America</a>, ma non ci lamentiamo. Di lui si parla, o meglio si intuisce, perché c&#8217;è sempre questo siero del super soldato che passa da un braccio all&#8217;altro e anche il <a href="http://www.hulkblog.it/categoria/personaggi/gen-thaddeus-thunderbolt-ross">Generale Ross</a> (<a href="http://www.screenweek.it/star/2312-William-Hurt">William Hurt</a>) si lascia andare ad una confidenza ad <a href="http://www.hulkblog.it/categoria/personaggi/emil-blonsky">Emil Blonsky</a> (<a href="http://www.screenweek.it/star/2071-Tim-Roth">Tim Roth</a>) accennandogli appunto del progetto iniziato decenni prima.</p>
<p>Ma restando in tema di camei non ci si può proprio lamentare: iniziamo da quello di <a href="http://www.screenweek.it/star/13061-Stan-Lee">Stan Lee</a>, vegliardo sempre in forma e onnipresente in tutte le pellicole fumettistiche; <a href="http://www.screenweek.it/star/7941-Lou-Ferrigno">Lou Ferrigno</a>, che <a href="http://www.hulkblog.it/post/2008/06/lou-ferrigno-dara-la-voce-a-lincredibile-hulk">oltre a dare la voce ad Hulk</a> nel suo temibile grido di battaglia <strong>Hulk Smash</strong>, per noi non anglofili <strong>Hulk Spacca</strong>, si mangia addirittura una pizza a sbafo come guardia addetta alla vigilanza dei laboratori universitari; <strong>Nick Fury</strong>, o almeno solo il suo nome, nei titoli iniziali come file delle Forze Armate &#8211; purtroppo <a href="http://www.ironmanblog.it/post/2008/05/ecco-la-comparsata-di-nick-fury-in-iron-man">non si è ripetuto il suo passaggio dopo i titoli finali come in Iron Man</a> &#8211; e dulcis in fundo, anzi un poco prima, <a href="http://www.hulkblog.it/post/2008/06/ecco-tony-stark-nel-nuovo-spot-tv-dellincredibile-hulk">Tony Stark</a>, o meglio <a href="http://www.screenweek.it/star/1864-Robert-Downey-Jr">Robert Downey Jr</a>, che sempre adamitico, fa staccare alla <a href="http://www.hulkblog.it/?s=marvel">Marvel</a> un altro assegno.</p>
<p>Bello il montaggio, ottima la <strong>CGI</strong> e l&#8217;uso che se ne è fatto, scene d&#8217;azione a non finire e diciamoci la verità guardandoci negli occhi, è questo che vogliamo da un film del genere. Sì è vero, dura meno di due ore, ben 112 minuti, alla faccia di <a href="http://www.hulkblog.it/post/2008/04/edward-norton-rassicura-i-fan-di-hulk-oppure-no">tutte le polemiche che si erano alzate</a> quando si parlava di <a href="http://www.screenweek.it/star/1583-Edward-Norton">Edward Norton</a> e della sua voglia di sviscerare tutta la drammaticità dei personaggi. Ci sono riusciti benissimo e quel che conta è che l&#8217;intrattenimento c&#8217;è. Reale! Consistente! Abominevole&#8230;</p>
<p>Il rapporto e l&#8217;intensità che riescono a creare <a href="http://www.hulkblog.it/categoria/personaggi/bruce-banner">Bruce Banner</a>/<strong>Hulk</strong> e <a href="http://www.hulkblog.it/categoria/personaggi/betty-ross">Betty Ross</a> (<a href="http://www.screenweek.it/star/1632-Liv-Tyler">Liv Tyler</a>) è naturale, spontaneo e assolutamente credibile. Quasi commovente, soprattutto per chi cerca quella piccola lacrima per l&#8217;amore impossibile, contrastato e difficile da portare a termine. Anche i nostalgici possono sentirsi appagati, perché il bavero del giacchetto jeans tirato su, con inquadratura da dietro, le spalle chiuse, la testa rinsaccata, l&#8217;aria afflitta, la borsa a tracolla, la pioggia battente, i passi, instancabili, mossi uno dietro l&#8217;altro, il pollice in alto a fare l&#8217;autostop, sono un clamoroso omaggio alla serie tv che tanto ci ha fatto amare il personaggio negli anni &#8217;80.</p>
<p>E per i più adrenalici che dire? Beh, quando una scena finale con scontro annesso è così incredibilmente lunga, dettagliata, non ripetitiva, esaustiva e appagante, si può tirare un vero sospiro di sollievo. tanto da poter far dire, alla fine di tutto, che è migliore di <a href="http://www.ironmanblog.it/">Iron Man</a>, ove la <strong>Sfida all&#8217;O.K. Corral</strong> è così rapida che ci si aspetta da un momento all&#8217;altro che venga il cattivo di turno.</p>
<p>Però, nonostante tutto, mi sento ancora in grado di dire che <a href="http://www.petruccifrancesco.it/cinema/2008/04/voglio-essere-tony-stark-la-recensione-in-anteprima-di-iron-man">io voglio essere Tony Stark</a> e non <strong>Bruce Banner</strong>. Come se non bastasse il non dover sempre trasformarsi, almeno <strong>Tony</strong> con le donne a letto ci può andare&#8230;
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		<title>Lo sgradito ritorno di Shyamalan: recensione in anteprima di E venne il giorno</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/06/622-lo-sgradito-ritorno-di-shyamalan-recensione-in-anteprima-di-e-venne-il-giorno/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 11:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ognuno è libero di raccontare la propria storia come meglio crede, condirla con gli... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/06/622-lo-sgradito-ritorno-di-shyamalan-recensione-in-anteprima-di-e-venne-il-giorno/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/373-E-venne-il-giorno/poster/3384" class="embed-screenweek"><img alt="E venne il giorno Poster Italia" src="http://static.screenweek.it/2008/6/12/1-E-venne-il-giorno-Poster-Italia.jpg" width="500"/></a></p>
<p>Ognuno è libero di raccontare la propria storia come meglio crede, condirla con gli elementi a lui più cari e arrivare dove vuole. Facciamo salve queste premesse e concediamo a <a href="http://www.screenweek.it/star/2674-Manoj-Night-Shyamalan">M. Night Shyamalan</a> il suo finale a dir poco discutibile.</p>
<p>Ma prima di spingerci tanto oltre, ci sarebbe piaciuto trovare una trama, una corposità, una consistenza nel racconto, che valesse la pena il solo fatto del nostro concedere, ancora una volta, tempo e attenzione a chi ha saputo più di una volta tradire le aspettative. Non solo, a chi ha deluso e fatto flop, anche senza dover attendere chissà che cosa.</p>
<p><a href="http://www.screenweek.it/film/373-E-venne-il-giorno">E venne il giorno</a>, purtroppo, in cui il regista de <a href="http://www.screenweek.it/film/1293-Il-sesto-senso">Il sesto senso</a> ha deciso che era tempo di riprendersi dagli ultimi disastrosi tentativi di fare del buon cinema e propiziarci un&#8217;altra sua contorta visione di una realtà da thriller onnipresente.</p>
<p><strong>Elliot </strong>(<a href="http://www.screenweek.it/star/1552-Mark-Wahlberg">Mark Wahlberg</a>), <strong>Alma</strong> (<a href="http://www.screenweek.it/star/1528-Zooey-Deschanel">Zooey Deschanel</a>) e <strong>Jess</strong> (<a href="http://www.screenweek.it/star/11433-Ashlyn-Sanchez">Ashlyn Sanchez</a>) fanno parte di uno sparuto gruppo di fuggiaschi che cercano a tutti i costi di salvare la propria vita, minacciata da qualcosa che è presente nell&#8217;aria e da cui non c&#8217;è scampo: le persone finiscono con l&#8217;arrestarsi di colpo e porre fine alla propria vita senza opporsi all&#8217;insano gesto.</p>
<p>Dove andare, di chi fidarsi, cosa fare pur di portare lontano da casa la pelle, pur di garantirsi ancora qualche anno di vita?</p>
<p>E&#8217; su questo che si basa la pellicola d <strong>Shyamalan</strong>, che onestamente, in alcuni tratti, riesce ad incuriosire e anche a creare un minio di tensione. Ma il tutto è però vanificato da protagonisti che non hanno spessore, sui quali non è costruita alcuna storia, che sono buttati lì nella mischia, senza un supporto alle spalle.</p>
<p><strong>Elliot</strong> e <strong>Alma</strong> sono una coppia sposata che ha degli evidenti problemi. Lo si evince dai loro sguardi, dai loro dialoghi, ma non è dato sapere ad alcuno il motivo. Stesso dicasi per <strong>Alma</strong> e <strong>Julian</strong> (<a href="http://www.screenweek.it/star/1899-John-Leguizamo">John Leguizamo</a>), amico di <strong>Elliot</strong>, che non gradisce affatto i comportamenti della donna e nelle poche occasioni di confronto, è più che aggressivo verso di lei. Cosa c&#8217;è dietro questi personaggi che sembra abbiano molto da raccontare? Un paio di brandelli, anzi forse solo uno, da cui si dovrebbe evincere il tutto, accontentarsi o al limite, gradire il concetto che le persone di cui viviamo la tragedia, sono solo esseri umani, perfetti sconosciuti, di cui non ci è dato sapere altro, perché nella vita di tutti i giorni, alla fine, non conosciamo che il nostro piccolo cerchio di mondo e il resto è solo ombra.</p>
<p>Sorvolando sui personaggi, è innegabile che nella trama siano presenti degli spaventosi buchi, degli errori grossolani, che seppur si riesce per un istante a sorvolare su tutto e a cercare di farsi prendere dalla tensione che è nascosta dietro a troppe spigolature che distraggono l&#8217;attenzione, lo stesso si ripiomba immancabilmente in una severa critica. Che fa rimpiangere l&#8217;aver partecipato allo spettacolo.
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		<title>Voglio essere Tony Stark, la recensione in anteprima di Iron Man</title>
		<link>http://petruccifrancesco.it/2008/04/627-voglio-essere-tony-stark-la-recensione-in-anteprima-di-iron-man/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 14:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Iniziamo subito con un mega, incredibile applauso al montaggio fatto con il trailer. La... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/04/627-voglio-essere-tony-stark-la-recensione-in-anteprima-di-iron-man/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://francescopetrucci.it/wp-content/uploads/2008/04/Iron-Man-Poster-image.jpg" rel="shadowbox[post-627];player=img;"><img src="http://francescopetrucci.it/wp-content/uploads/2008/04/Iron-Man-Poster-image.jpg" alt="" title="Iron Man Poster image" width="950" height="435" class="alignnone size-full wp-image-1826" /></a></p>
<p>Iniziamo subito con un mega, incredibile applauso al montaggio fatto con <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/video/trailer-video" target="_blank">il trailer</a>. La sequenza è davvero azzeccatissima e quello che uno si è convinto di trovare nel film, all&#8217;inizio sembra subito invertito, o peggio, tagliato di netto dalla pellicola. Ma procediamo con ordine: <a href="http://blog.screenweek.it/archivio/category/film-2008/iron-man">Iron Man</a> inizia come tutti i film di fumetti che ormai sono diventati così familiari che non ci si dovrebbe più sorprendere, sigla <strong>Marvel</strong> con tanto di pagine di inchiostro e china che scorrono velocemente una dietro l&#8217;altra.</p>
<p>La primissima cosa che colpisce è una colonna sonora con gli attributi, spinta al punto giusto, che non sbaglia una nota, dura, hard, tonante e roboante. Già solo questo dovrebbe bastare. Non voglio entrare troppo nel campo spoiler quindi mi limiterò a dire che ci si trova subito dentro l&#8217;hummer blindato, la scena della foto e del gesto equivoco e quindi dell&#8217;agguato ed è quindi lecito chiedersi: &#8220;Ma il Jericho e tutto il resto che fine hanno fatto?&#8221; Pazientate miei cari, pazientati. Diceva l&#8217;adagio: &#8220;La pazienza è la virtù dei forti!&#8221; Quindi con il più classico dei flash back ci si ritrova di qualche ora indietro, quel tanto che basta per colmare i vuoti di quanto si era potuto apprendere con <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/video/clip" target="_blank">clip</a> e trailer.</p>
<p>Tutto il resto è storia, o meglio conosciuto, risaputo, ma mai così tanto atteso. E non ci sono delusioni, non ci sono punti critici che si vorrebbero eliminare. Quello che è stato messo su è un edificio ben solido che poggia su fondamenta d&#8217;acciaio, o meglio in lega di titanio e oro, se vogliamo parafrasare qualcuno.</p>
<p><a href="http://blog.screenweek.it/?s=robert+downey+jr">Robert Downewy Jr</a>. è effettivamente, senza ombre di dubbio o appiglio alcuno <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/personaggi/tony-stark-iron-man" target="_blank">Tony Stark</a>. Non esistono ruoli né interpreti, ci si trova  dinanzi ad un caso più unico che raro. E&#8217; come se alla <strong>Marvel</strong>, o a <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/autoriproduttori/jon-favreau-autoriproduttori" target="_blank">Jon Favreau</a> se preferite, fosse riuscito il magico trucco di animare realmente il fumetto originale, dargli vita e raccoglierne quindi i frutti. Le sue movenze, i suoi atteggiamenti, dialoghi e battute, sguardi ed emozioni, tutto quello che <strong>RDJ</strong> comunica è una sola cosa: lui è <strong>Iron Man</strong> e io voglio essere <strong>Tony Stark</strong>! Ma tutto questo, <a href="http://www.ironmanblog.it/post/2008/04/buoni-motivi-per-cui-robert-downwy-jr-e-iron-man" target="_blank">noi lo sapevamo già&#8230;</a></p>
<p>Inutile dire che l&#8217;evoluzione dell&#8217;armatura che ha la sua rapida evoluzione da Mark I a Mark III, passando troppo brevemente per la Mark II (per chi ovviamente vorrebbe sempre di più, sempre di più), è qualcosa di emozionante, trattata comunque sia con i giusti toni, ritmi e sentimenti, perché non ci si stufa e forse tirarla ancora per le lunghe sarebbe stato stoppaccioso.</p>
<p>Passando al resto del cast ennesimo cameo collezionato da <a href="http://blog.screenweek.it/?s=Stan+Lee">Stan Lee</a> che non disdegna mai di presenziare alla trasposizione cinematografica di una sua creatura, nel breve tempo che appare sullo schermo riesce anche ad essere simpatico. Affascinantissima <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/interpreti/gwyneth-paltrow-protagonisti" target="_blank">Gwineth Paltrow</a>, più sexy che mai e decisamente a proprio agio nei panni e nei colori di <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/personaggi/virginia-pepper-potts" target="_blank">Virginia Pepper Potts</a>, sicuramente da rivalutare come icona sexy. Di tutto rispetto anche il mastodontico <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/interpreti/jeff-bridges-protagonisti" target="_blank">Jeff Bridges</a> nell&#8217;imponente figura di <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/personaggi/obadiah-stane-iron-monger" target="_blank">Obadiah Stane</a>, una figura ciclopica che incute il reverenziale timore che merita e ricorda tanto vagamente un <strong>Wilson Fisk</strong> alias <strong>Kingpin</strong>. Nelle giuste corde anche <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/interpreti/terrence-howard-protagonisti" target="_blank">Terrence Howard</a> e il suo sguardo malinconico all&#8217;abbandonata quanto affascinantissima Mark II.</p>
<p>Discorso a parte merita invece <a href="http://www.ironmanblog.it/categoria/interpreti/samuel-l-jackson-protagonisti" target="_blank">Samuel L. Jackson</a>, ma qui si entra nuovamente nel merito degli spoiler, ma ci si è girato così tanto, durante la pellicola, intorno allo <strong>S.H.I.E.L.D.</strong> che un<strong>Nick Fury</strong> di tal carisma, lo si doveva aspettare per forza. Ben vengano quindi anche i titoli di coda in tuttala loro lunghezza, <a href="http://blog.screenweek.it/archivio/archivio/cinema/iron-man-nick-fury-arriva-dopo-i-titoli-di-coda">se a premiare c&#8217;è simile dono</a>.</p>
<p>Volendo aprire una polemica, consiglio a chi ha deciso per la &#8220;breve durata&#8221; de <a href="http://blog.screenweek.it/archivio/category/film-2008/the-incredible-hulk">L&#8217;Incredibile Hulk</a> di guardarsi <strong>Iron Man </strong>(<a href="http://blog.screenweek.it/archivio/film-2008/the-incredible-hulk/lincredibile-hulk-due-nuove-foto-e-la-conferma-di-iron-man-nel-film">quello vero non la comparsata</a> che ci sarà nel film di <a href="http://www.hulkblog.it/categoria/autoriproduttori/louis-leterrier" target="_blank">Louis Leterrier</a>), <a href="http://www.hulkblog.it/post/2008/04/edward-norton-rassicura-i-fan-di-hulk-oppure-no" target="_blank">perché 126 minuti di pellicola fumettistica</a> scorrono via che è un piacere: briosi, leggeri, d&#8217;azione, umoristici e taglienti. Senza tralasciare la giusta tensione narrativa. Tutto quanto, ben confezionato, fa appassionare inesorabilmente al progetto e al personaggio. Anzi ai personaggi, ma voi scegliete pure il vostro preferito, perché Tony Stark, sono io!</p>
<p>Last but not least, non hanno disturbato affatto le varie markette disseminate lungo il percorso e parliamo di <a href="http://www.ironmanblog.it/?x=0&amp;y=0&amp;s=audi" target="_blank">Audi</a>, <a href="http://www.ironmanblog.it/?x=0&amp;y=0&amp;s=Burger+King" target="_blank">Burger King</a> e <a href="http://www.ironmanblog.it/?x=0&amp;y=0&amp;s=Lg" target="_blank">Lg</a>, ma sappiamo che meritano la loro citazione nella pellicola.
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		<title>L&#8217;anonimo peso della notorietà: la recensione in anteprima di 10 cose di noi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 19:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[10 cose di noi]]></category>
		<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Silberling]]></category>
		<category><![CDATA[Morgan Freeman]]></category>
		<category><![CDATA[Paz Vega]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Volendo usare le parole del regista Brad Silberling: "La paura può avere molte origini,... <a href="http://petruccifrancesco.it/2008/04/630-lanonimo-peso-della-notorieta-la-recensione-in-anteprima-di-10-cose-di-noi/">Read more</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.screenweek.it/film/139-10-Cose-di-noi/poster/56988" class="embed-screenweek"><img alt="10 cose di noi Poster Italia" src="http://static.screenweek.it/2009/7/11/10-cose-di-noi-Poster-Italia_mid.jpg" width="500"/></a></p>
<p>Volendo usare le parole del regista Brad Silberling:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;La paura può avere molte origini, ma il fattore più interessante, secondo me, è il terrore che può derivare dal successo. Ho visto incredibili talenti entrare in crisi nel corso della propria carriera per il timore di compiere scelte sbagliate nel momento più rischioso. Questo è vero per scrittori, registi, attori…ricevono la maledizione dell’Oscar e improvvisamente scompaiono dalle scene per due, tre anni o più. Smettono di rischiare per paura di scivolare in basso, e &#8211; tutt’a un tratto &#8211; la loro arte è messa da parte. Lo trovo un paradosso affascinante&#8221;.</em></p></blockquote>
<p>Ed è senza dubbio questo quello che ha portato sul grande schermo con un lavoro che si può quasi definire documentario o meglio approccio al lavoro per quanto risulti fuori dai generi canonici e stereotipizzati di una pellicola. Il suo anonimo interprete, <a href="http://blog.screenweek.it/?s=morgan+freeman">Morgan Freeman</a>, è una star molto celebre che ormai terrorizzata dal compiere i passi sbagliati, non ha più girato un film, ma decide di tentare, dopo svariati anni, di provare ad interessarsi ad un progetto indipendente e quindi low profile.</p>
<p>Si trova così in un supermercato di un quartiere latino della periferia di Los Angeles, dove incontra e conosce l&#8217;esplosiva cassiera Scarlet, <a href="http://blog.screenweek.it/?s=Paz+Vega">Paz Vega</a>. Nonostante il suo nome non venga mai fatto e sulle copertine dei dvd dei suoi film sia sempre oscurato dalle etichette del prezzo, tutte le persone che incontrano l&#8217;attore lo riconoscono subito e sono avvolte dal suo fascino, in una sorta di gioco delle parti: <strong>Freeman</strong> è infatti un caratterista nato e cerca come una spugna, di assorbire quanto può da qualunque situazione per farla sua e riprodurla in un secondo momento, qualora gli potesse tornare utile. Le varie situazioni che si trovano ad affrontare creano un legame molto particolare tra i due: è come una fiammata, che brucia con intenso calore tutto l&#8217;ossigeno che ha a disposizione in una sola volta. Un falò in grado di riscaldare e illuminare tutto intorno.
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